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22.07.06 Corfù – Saranda
Partenza all’alba tra l’aurora rosata che colora il cielo d’Albania (finalmente spiegato il nome di Sqhiperia senza tanti accenti che altrimenti diventa un’impresa scriverla) a Est e l’ombra massiccia e sicura della vecchia fortezza di Corfù. Equipaggio. Giacomo, Bruno, Maurizio, Fina, Laura, i galeranti Sandro, Maria, Alessio, Andrea. Più il contrabbasso, che fa dieci col morto e non è proprio uno spasso. Ma ci sta. Sottocoperta. Le manovre e l’addio svegliano molti, lo spettacolo è bellissimo e ci rapisce fino a quando non ritorna il sonno arretrato di qualche notte di baldoria, l’ultima celebrato proprio nel “nostro” porto con un concerto e una gran mangiata chiusa a grappa Tosolini. Vento assente, mare da tavola, Brancaleon naviga a motore a bassi regimi per non disturbare il mondo che si sta aprendo a una bella giornata, importante, di confine, il più strano, il più difficile? La luce rende semplice passare tra gli scogli e i fari che punteggiano il canale di Corfù, l’Albania è proprio a due passi, incredibile che sia rimasta lontanissima alla Grecia e all’Europa per mezzo secolo, un’impresa da paranoica dittatura e diffidenza moltiplicata.
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