home page
w w w . s u l l e a l i d e l l e o n e . i t - un viaggio per unire...
12/15.08.2006 Incoronate – Zara/Lussino/Parenzo/Venezia
Pioggia, mare tormentato ma non troppo, navigazione soprattutto a vela ma arrivo tribolato a Zadar, non c’è infatti spazio in marina e dobbiamo inventarci un ormeggio accanto a una barca milanese a sua volta fissata a un barcone da turisti, a sua volta legato a un altro barcone. Insomma, ora di arrivare a riva diventi un pinguino zuppo. Ma c’è uno squarcio e si fa la spesa al mercato racchiuso dalle mura con i bagli pubblici sorvegliati da una virago dal capello corto a spazzola biondo falso e l’unghia laccata di rosa. Il resto è pioggia e libro e chiacchiera, mentre in barca ogni tanto qualche goccia cade dalla tolda di legno vecchia. Dovremmo sentirci in gabbia ma invece anche questa è una piccola vacanza a base di carte e parole. «Mi sembra di essere in una baita», fa a un certo punto Glamour. Risate. Poi una pausa del temporale diventa l’occasione di un’altra occhiata in una città stravolta dai bombardamenti inglesi della seconda guerra mondiale.

13.08.2006 Zara - Lussino
Altri problemi al motore ci consigliano di fermarci prima dell’obiettivo Parenzo, il Quarnaro può attendere. Per fortuna smette di piovere e c’è bel vento. Arriviamo a mezzanotte (partenza all’una). Triboliamo per trovare un posto, ormeggio solito in tripla fila. La cittadina è carina e piena di italiani, peschiamo un localino dove suonano rock e il bassista fa il fabbro ferraio. Si offre di darci una mano, ma il giorno dopo riusciamo a ormeggiare vicino a cantieri di questo porto che ha dato al mondo marinai capaci e illustri.

14.08.2006 Lussino - Parenzo
Si parte una volta risolti gli ultimi dettagli. È una galoppata di sessanta miglia che si conclude alle due di notte grazie al bel vento. Il Quarnaro lo varchiamo veloci e senza problemi, i temporali ci girano attorno e ci danno vento, i lampi lontani sono uno spettacolo pirotecnico come i fuochi artificiali che ogni tanto decorano la notte di Ferragosto. Non c’è posto in banchina e in marina, ma la stanchezza ci fa calare ben a fondo l’ancora in baia

15.08.2006 Parenzo - Venezia
Una volata verso casa ancora portata dal vento bello e teso oltre i 15 nodi, una cavalcata che parte senza Giacomo ma con le pacche sulle spalle di un grande uomo che ci è venuto a salutare, Ugo Dal Lago. Un vicentino, presidente di Mare Verticale, uno dei nostri più importanti sostenitori insieme alla Gas di Claudio Grotto, un uomo di quelli che ha costruito il Nordest e ora vuole cambiargli marcia. «Le nostre imprese, la nostra gente, devono aprirsi al mondo e alla cultura - spiega a tavola nel ristorantino che ha scoperto lui vicino a Parenzo - dobbiamo prendere esempio da Venezia, la Serenissima sapeva dialogare e commerciare con tutti i popoli perché in primo luogo li rispettava. ed era naturalmente aperta al mondo perché città di mare. Ecco, Venezia deve tornare a essere il faro e il primo biglietto da visita del Nordest, almeno di quella parte di popolo e imprese che vogliono davvero scrollarsi di dosso la crisi di questi ultimi anni e guardare al futuro come una promessa non come una condanna». Ma c’è dell’altro in questo che è anche e soprattutto un monito e uno stimolo per noi brancaleonici: «Verso questa gente, verso i popoli e le persone che avete incontrato nel vostro viaggio verso Est, noi abbiamo una grande responsabilità: non possiamo abbandonarli - scandisce Dal Lago - come abbiamo fatto negli anni ’90. Il loro destino è anche il nostro, solo aprendo le porte dell’Europa a questi Paesi vicini e fratelli noi saremo finalmente in pace». Parola sante e nette che ci accompagnano in quest’ultima notte di viaggio, la prima della creazione di quello che sarà un documentario. E, spero, anche un libro. Sulle ali del Leone.
© 2007 - Progetto, sviluppo e grafica Intermedia Comunicazione Integrata