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09/11.08.2006 Palmisana – Sebenico/Skradjn/Incoronate
una quarantina di miglia tra isole e tempo coperto, poco motore, molta vela. L’avventura continua. Equipaggio. Giacomo 1, Glamour, Maurizio, Alberto, Enrico, Nicolò, Tiziano. Bella Sebenico, dirupata e irta ma molto più morbida di undici anni fa. Correva l’anno 1995, inizio agosto, la città era ripiegata su se stessa dopo quattro anni di guerra e un quasi assedio. Da lì prendemmo il balzo per arrivare a Knin, una cinquantina di chilometri all’interno ai confini di quella che trecento anni fa era la Dalmazia veneta e che all’inizio del conflitto in ex Jugoslavia divenne la repubblichetta serba delle Krajine, costola di religione ortodossa da secoli, spina serba nel fianco della Croazia, luogo dove si consumò la peggiore pulizia etnica made in Zagabria. A comandare le truppe croate dell'operazione Tempesta c’era un generale che oggi è sotto processo all’Aja, Ante Gotovina, che ancora oggi campeggia sui muri e sulle vetrine di Sebenico come di Zara. Knin si annunciò come una città morte, abbandonata, deserta. Ripulita come al campagna intorno dove tutte le case erano state bruciate scientificamente.
10.08.2006 Sebenico - Skradjn
Una decina di miglia su un fiume che scorre ben presto quasi come in un canyon tra rupi di granito e foreste. Skradjn, Scardona in italiano, è l’ultimo approdo prima del parco del Krka, gioiello della natura che dal 1985 è protetto anche alle barche a vela. Una serie di voli d’acqua dominati da un lago suggestivo dove sta un’isola monastero. Giacomo 1 decide di rimanere a Sebenico, in sei quindi andiamo all’arrembaggio dell’acqua dolce: Tiziano, Maurizio, Enrico, Nicolò, Alberto, Glamour. Troviamo il solito ormeggio in città, a due passi dalla piazzetta col bar marco Polo e dalle chiese che disegnano l’arteria principale del posto che si allunga nascosta al fiume e alla montagna come se dovesse ancora proteggere gli abitanti dalle incursioni esterne. Qui i segni dell’ultima guerra sono ancora molto visibili, la chiesa cattolica è restaurata in toto, quella ortodossa cadente e abbandonata. Ma yacht e barche a vela abbondano anche in marina, il turismo è arrivato e ce ne saremmo accorti ben ben il giorno dopo quando avremmo fatto la visita al parco quasi un Gardaland.
11.08.2006 Sebenico - Incoronate
Una ventina di miglia ed entri in un altro mondo. Dopo le callette irte e le pietre lavorate di Sebenico, un labirinto ancora mezzo abbandonato, le isole pelate e selvagge della Dalmazia, un paradiso in parco dove il mare è trasparente e il turismo non riesce a scalfire la forza di questa natura antica e abbandonata. Miracolo a due passi dalla costa trafficata e vissuta, gioco di rocce che fa venir subito voglia di Robinson. Ormeggiamo all’ancora in una baia già ricca di barche della nostra taglia e di velieri super lusso da billionaire. Tutto bene per la nostra pasta al pesto Zara (presto arriveremo nella sua patria) e il vinello che ci rimane in cambusa. Via vai di lance per party d’alta società a cui nessuno ci invita. Di notte si scatena un altro ballo preannunciato da una sciabolata di vento da Nord ovest che continuerà per tutta la notte misto a pioggia. Notte dura per Tiziano che sorveglia le altre barche, c’è sempre il pericolo che qualche ancora sia calata male, che qualche barca impazzisca e finisca addosso al Brancaleon. Accendiamo il motore. e All’alba si parte alla volta di Zara.
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