|
|
30.07/01.08.2006 Perasto – Cavtat/Mljet
Vento da ovest, lasciamo Perasto alle 8 di mattina ancora incantati da tanta meraviglia, eravamo in media res, integrati e coccolati come meglio non si poteva. Ora lasciamo le insenature protette e anche il Montenegro, dallaltra parte sarà Croazia, appena sfiorata venti giorni e mille miglia prima quando arrivammo a Lagosta. Ma quella era altra storia, navigazione dura. Il mare si fa subito increspato fuori le Bocche, ma cerchiamo ancora il vento. Equipaggio: Giacomo, Francesco, Laura, Enrico, Maurizio, Titti, Bruno, Fina. Non siamo più abituati al mare oppure i pensieri che viaggiano ad altro, fattost? che le nubi a nord saddensano senza un allarme.
31.07.2006 Cavtat
E tempo di capire ed esplorare linterno, questo posto segnato fin dai tempi dei romani da canali di pietra che alimentavano mulini per la farina, unarea che ha vissuto la guerra con la Serbia e il Montenegro in prima linea. Nel 91 ci hanno attaccato, non credevamo ancora potesse succedere ricorda Marina hanno incendiato case, ucciso, distrutto, tutti siamo sfollati a Cavtat con la paura di non poter tornare più indietro. A Cilipi entriamo nella chiesa locale, restaurata. Le teste mozzate di San Giuseppe e Gesù bambino sono ancora là come la Madonna dalle orbite vuote. Sfregio di guerra, monito di pace. Perdonare si può, dimenticare no fa lei nessuno di loro ha mai chiesto scusa, sembra che non esista un colpevole. La guerra è pazzesca, gente che ti sta vicino può trasformarsi nel tuo peggior nemico. Ma per noi è una condanna, ogni secolo abbiamo sempre morti e distruzione. Perché? Quando cera Tito tutti stavamo bene, il turismo andava, cera rispetto nella diversità.
01.08.2006 Cavtat Mljet
Partenza con calma dopo gli ultimi saluti, verso le 11 siamo di nuovo in mare. Destinazione finale Hvar, Lesina per i veneziani. Ma non c'è fretta nel finire nel trambusto, meglio una sosta nature e puntare prima a Curzola. E Melida Mljet è uno spettacolo di foreste e lago interno, di mare trasparente e barche a vela alla fonda a due passi dal solito ristorante che noi utilizziamo anche come ormeggio. Poco vento, mare calmo, riusciamo a pedalare sui cinque nodi per un pomeriggio di relax che fa andare in Brancaleon su e giù per bordi pigri e poco produttivi. Ma è l'esca per dare a Titti il tempo di prendere la mano con la vecchia signora. Lascerà il timone infatti solo a sera, arrivati in baia e pronti per la cena. Tensione a bordo, Giacomo non digerisce la confusione ma soprattutto teme il cambio del manico, Bruno lo sapeva prendere, lo assecondava lui montanaro preso da febbre di mare che aveva deciso di vivere in barca. Titti invece a dispetto del soprannome non abdica al suo ruolo di Skipper senza però entrare in delirio da ordine. La barca è un'isola anche se di tredici metri, facile pestarsi i piedi soprattutto quando si cambia spesso equipaggio (oggi formato da soli 4 marinai: Giacomo, Tiziano, Maurizio, Enrico). Ma c'è anche altro, una differenza di filosofia e di impegno, unincapacità di ritrovarsi tra gli altri e da soli, il timore perdersi e anche un po di arroganza. Sali della vita, mica siamo tutti perfetti, anche se qualcuno di noi lo pensa. Meglio che le tensioni emergano senza arrivare a fare a botte. La crisi comunque è vicina ed arriverà presto.
|