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w w w . s u l l e a l i d e l l e o n e . i t - un viaggio per unire...
26/28.07.06 Shengjin – Bar/Perasto
vento teso da Ovest, 20 nodi, bolina stretta ma senza frutti. Partenza ore 11, da vacanzieri. Però c’è sempre da superare gli ultimi passaggi burocratici, peraltro gentilissimi. E un paio di interviste come quella a Cesare, il sub che ha ritrovato il relitto della corazzata regina Margherita l’anno scorso. Affondata nel 1916 nella baia di Valona, la nave orgoglio della regia marina tricolore è stata sollevata dall’oblio dalla cocciutaggine intelligente di questo marinaio sorridente e fiero che racconta il suo amore per l’Albania con la franchezza dell’uomo di mare. Noi ne abbiamo già un po’ di nostalgia seguendo i profili austeri delle sue ultime coste e la lunga e piatta lingua di sabbia che è il delta del fiume Bojana e fa da confine col Montenegro, dove arriveremo a sera dopo una navigazione stretta e quasi inutile. Ideale per risparmiare il motore e riprendere confidenza col Brancaleon a vele spiegate anche ai nuovi arrivi. L’atmosfera è tranquilla, la voglia di mare e sole altissima, gli odori di Shengjin già dimenticati. Una pasta Zara per fare gruppo ed eliminare i primi spunti della fame, e poi l’apprensione di un motore che ancora non è riuscito a trovare il suo assetto perfetto. Per questo sarà Bar e non Budua, città perla veneziana molto più vicina a Perasto, il nostro prossimo appuntamento ufficiale il 28 luglio. Ce la faremo? Ma certamente, oggi 27 luglio abbiamo ritrovato il bandierin degli sponsor perso in acqua due settimane fa. Il destino è leonino.

28.07.2006 Bar – Perasto
partenza all’alba, vento assente, bella giornata, mare calmo. Motore a posto con la vecchia pompa che ci ha portato fino a Corfù ritornata in pista, umore buono. Equipaggio: Giacomo, Maurizio, Laura, Bruno, Enrico, Fina, Francesco. Marlin, il fratello di Andi amante della vela ma col mal di mare anche quasi da fermo, ci ha lasciati il giorno prima per tornare a Tirana e poi in Italia a lavorare. Ci mancherà il suo sorriso aperto e l’eloquio tranquillo con i suoi compatrioti albanesi. Scorrono le coste montenegrine, irte e rigogliose anche se precipitano in mare in un tuffo che fa spesso scogliera e alte profondità. Non c’è fretta ma attesa di varcare finalmente quella promessa di meraviglia che sono le Bocche di Cattaro, Kotor in slavo. Prima però c’è da vedere Sveti Stefan, Santo Stefano, l’isola-paese fattasi albergo quarant’anni fa e diventata posto da jet set ai tempi del padre della Jugoslavia Tito, capo ancora rimpianto da queste parti e amanti delle belle donne come Sofia Loren e degli animali selvaggi che si portava dietro anche in viaggio ufficiale, narrano le cronache già quasi leggendarie.
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