Una barca storica, un viaggio antico...
Una barca storica, un viaggio antico che tocca nazioni nuove con un unico punto in comune il mare. Anzi, due: l’altro è Venezia. Ed è proprio sulle rotte della Serenissima che si allungavano dall’Istria fino a Corfù toccando Dalmazia, Montenegro e Albania che si è snodato il viaggio di 1300 miglia su un vecchio ketch, barca a vela a due alberi, del progetto Sulle Ali del Leone che nella primavera del 2007 diventerà anche un libro.
«Venezia per me è sempre stata la porta tra Oriente e Occidente, il fulcro di tante rotte e altrettanti intrecci culturali, un miracolo d’equilibrio e concretezza - spiega l’ideatore del progetto Maurizio Crema - e credo che oggi stia tornando a essere un punto di riferimento per le genti che s’affacciano su questo mare che un tempo era chiamato non a caso golfo di Venezia e che nel ’900 invece è diventato un muro».
Sulle Ali del Leone è stata l’occasione per riaprire questo antico ponte grazie al più antico mezzo di comunicazione veneziano, la barca, e con l’arte più impalpabile e affascinante che esista, la musica. Sul Brancaleon, il ketch di quest’impresa sul filo della Storia, infatti è stato imbarcato anche un gruppo musicale, le Galere di Fiandra e di Siria.
Veneziani innamorati della cultura del Mediterraneo che, dopo i due concerti a Corfù (in Grecia), hanno deciso di affrontare la frontiera più enigmatica dell’Adriatico, quella albanese. «È stata un’avventura nell’avventura, salpare in nove venturieri e un contrabbasso per esplorare una delle coste più belle e inviolate del mediterraneo - spiega Crema - i due concerti che sono stati fatti a Himarè e a Scutari, grazie all’appoggio dell’amico Andi Tepelena e della fondazione di Tirana Eds, sono stati una festa di gente e si suoni. Ma la parte più bella è stato arrivare in porti come Saranda o Shengjni, dove una barca a vela non l’avevano mai vista o quasi». Doganieri e poliziotti si sono esercitati nell’arte di rendere complicate le cose semplici, ma la burocrazia, soprattutto quella post comunista e spiazzata, non ammette deroghe.
Soddisfatti timbri e cautele, i brancaleonici sono potuti sbarcare per visitare Butrinto, la perla dell’Albania, la città antica che sta nel Sud ai confini con la Grecia, e poi, dopo altre 60 miglia di navigazione e aver sfiorato la fortezza di Alì Pascià Tepelena di Porto Palermo, l’avventura è diventata on the road. Tutti in auto verso Scutari, nel nord del Paese delle Aquile.
Incidenti meccanici e avventure amichevoli hanno costellato questo viaggio durato 35 giorni, dal 10 luglio al 16 agosto, troppe per inquadrarle in un articolo, ma non in un sito (www.sullealidelleone.it).
«La nostra barca è diventata un’isola itinerante, un veicolo di unione e comunicazione - racconta Alberto Buogo, l’architetto che ha curato la parte grafica del progetto per conto dell’associazione Venti di Cultura che l’ha promosso col patrocinio di Provincia e Comune di Venezia e l’appoggio del Casinò lagunare, dell’Interporto, di Carive e della Gas jeans attraverso Mare Verticale -. All’inizio quando parlavamo del nostro viaggio e cercavamo sponsor per restaurare la barca e realizzare il progetto ci prendevano per matti: ma volete andare in Montenegro? E in Albania? Ma là ci sono i pirati! ci dicevano. Poi, piano piano, a furia di incontri e spiegazioni, di approfondimenti ed entusiasmo». Come quello della cittadina di Perasto, in Montenegro, che ha accolto i brancaleonici addirittura con banda e majorettes.
«Quello è un posto magnifico per chi ama il mare e la vela - racconta Bruno Porto, lo skipper brasiliano della prima parte del viaggio, che in Croazia si è dato il cambio con Tiziano Rossetti - la nostra barca era ormeggiata vicino alla cattedrale di questa antica città veneziana, ti svegliavi e ti tuffavi in un’acqua stupenda, era come se il Brancaleon fosse diventata la stanza da letto di una casa che aveva come salotto quella splendida piazza».
«Poi è arrivata al Dalmazia, i suoi leoni, le isole ancora selvagge come le Incoronate, Korcula (Curzola in italiano), l’isola-città che rivendica di aver dato i natali a Marco Polo dove ci hanno chiesto di partecipare alla Porciunkola, la festa per la Madonna con processione di barche - ricorda Crema - un momento di grande suggestione, che suggellava la fine di un’epoca molto più laica e jugoslava. Anche se, a dir la verità, mi ha molto più colpito la danza delle spade che si celebra nel castello della città dalmata, un vero ballo sul filo del ...rischio».
Raccontare tutto quello che si è vissuto in quel mese e mezzo di navigazione è difficile, perché è un mondo vecchio e nuovo che si sta riaprendo. un mondo da vivere in pieno soprattutto grazie alla barca a vela.