Una fortezza antica dalla storia da leggenda noir e dal presente semi abbandonato. Una pattuglia di giovani artisti senza paura e con una grandissima voglia di esplorare non solo il mondo della cultura. E un Paese, l’Albania, ancora tutto da scoprire. Il risultato è stato un festival inedito, Art Kontakt, che per tre giorni - dal 10 al 13 agosto di quest’anno - ha riportato sotto i riflettori (non è un eufemismo, sembrava di essere a un rave) il castello di Alì Pasha Tepelena che sta acquattato su un promontorio che precipita nel mare di Porto Palermo, quaranta chilometri a nord di Saranda.
Un posto che ti devi conquistare - le strade per arrivarci sono pessime - ma che alla fine di conquista. Mura grige e possenti in un’architettura triangolare bissata anche nei fratelli più piccoli di Butrinto. Gallerie a meandro che i soldati italiani nella seconda guerra mondiale divisero in magazzino, deposito, cambusa (rimangono ancora le scritte nella nostra lingua sui muri). Torrette d’avvistamento a picco sul mare azzurro e ancora abbastanza incontaminato. E un occhio da gigante in prospettiva, il tunnel misterioso che si dice possa aver ospitato sottomarini sovietici della base della marina militare schipetara che rimane ancora in attività. Anzi, dagli ultimi lavori c’è chi scommette possa essere ritornata base operativa, almeno stando ai nuovi bunker costruiti sul promontorio che dà sullo Ionio e al via vai di vedette militari che alloggiavano nella gallerie.
Un posto ancora magico questo castello e che per tre giorni è diventato il crocevia di un festival bizzarro e anche un po’ pazzo che ha messo insieme artisti italiani e albanesi in un melting pot che è stata soprattutto avventura e poesia, conquista e connubio.
Pittori come Adriana Puleshi - che ha ritratto dal vivo una modella discinta, una provocazione scandalo per un Paese che per molti aspetti, primo fra tutti la famiglia, è ancorato agli anni ’50 - ’60 dell’Italia - e video performer come il veneziano Andrea Pagnes (che ha vinto in tandem con la sua compagnia tedesca Verena Stenke il primo premio del festival choccando gli spettatori trasformandosi in un caprio espiatorio sacrificato nel nome dell’angoscia contemporanea).
Ma nelle segrete del castello dove il terribile pascià usava tagliare teste e celebrare orge hanno trovato vita anche le sculture create da griglie di ferro di Lubjana Dashi (secondo premio) oppure le mosse dei danzatori del Gruppo Krisis (anch'essi veneziani, terzo premio) o dall’Albania Dance and Theatre company. «Abbiamo voluto incrociare e condividere stili e messaggi diversi proprio per superare barriere e lanciare nuove energie nel nome anche della rinascita di un sito che non è ancora stato inserito nei beni da proteggere e che rischia sempre di diventare un hotel o un casinò», spiega l’organizzatore del festival Andi Tepelena, solo omonimo del gran signore di questo luogo che due secoli fa ospitò anche lord Byron e un anno fa il passaggio della barca a vela del progetto Sulle Ali del Leone (www.sullealidelleone.it, in novembre l’uscita del libro).
L'impresa di Andi e della sua Eds Fountation è stata importante non solo dal punto di vista culturale. Questo posto era semi deserto, nessuna attrezzatura, niente elettricità, acqua zero, solo un abbandonato Albania Kommand, come è scritto in una lastra di cemento armato prima dell’entrata. C’era da portare tutto, c’era da realizzare tutto da zero. E quindi pazienza che il primo giorno sia finito in rave con la più gettonata disco di Tirana, Mumia, a farla da padrone sulle terrazze della fortezza sparando musica e luci elettriche per tutta Porto Palermo. A tenere alta la bandiera della provocazione vera ci hanno pensato i giovani artisti da strada Desogus Jonta, Ergin Zaloshnja, Giacomo Bufarini, Matteo Grassetti, Simone Vesci che prima hanno imperversato per Tirana per tre giorni, dipingendo i loro animali e bebè fantastici su muri e scuole della capitale - «Un libro bianco, un sogno per noi street art» - e poi hanno "conquistato" le vecchie caserme dell’esercito sotto il castello, riportandole a nuova vita. L’unico auspicio è che questo Art Kontakt sia l’inizio di una serie il sud dell’Albania merita questo e molto altro. Non speculazioni e alberghi sulle spiagge come ormai purtroppo si vedono troppo spesso a Durazzo come a Saranda.
Maurizio Crema<QR>